
L'incendio appiccato nel centro di rottamazione e demolizione in zona Appia ha riaperto rumorosamente la questione della delocalizzazione sul sito dell'Infernaccio, confermando ancora una volta il timore dei cittadini di Muratella avverso la previsione del centro di autodemolizione e rottamazione all'interno dell'area ed in piena riserva naturale..
Se un incendio simile si fosse verificato nel nuovo centro integrato di rottamazione e demolizione (che comprende tredici consorziati) avrebbe avuto un effetto ancora più devastante considerata la dimensione dell'impianto (13 volte più grande di quello andato a fuoco), la prossimità alle abitazioni a circa 200mt, l'inserimento in una riserva naturale, la presenza di asili e dell'Ospedale San Giovanni Battista, la mancanza di strade di accesso che permettano di manovrare agevolmente i mezzi pesanti.
Il progetto di delocalizzazione in zona Infernaccio nasce 22 anni fa, quando la zona era quasi completamente disabitata. In 22 anni le amministrazioni hanno insediato la zona con abitazioni e servizi, hanno elaborato nuovi progetti residenziali nell'ottica di creare quella che nel Piano Regolatore viene definita una "Centralità Metropolitana".
Delocalizzare i centri di demolizione da un lato all'altro della città non risolve il problema, lo sposta solo da un'altra parte. La soluzione del problema sta nel ricercare le aree idonee ad ospitare tali impianti, che devono essere distanti dai centri abitati, situate zone non protette, distanti da falde acquifere, come la Direttiva Europea 53/2000 richiede. L'Infernaccio nel 2009 non risponde più ai requisiti identificati nel 1987: ventidue anni di urbanizzazione e di evoluzione della normativa avrebbero dovuto far decadere la previsione ed iniziare la ricerca di una nuova area.
I Consigli di Comune, Provincia, Regione hanno riconosciuto nelle istanze dei cittadini una malagestione dell'affare rottamazione, la Regione Lazio in ultimo ha approvato il Piano di Assetto della riserva che attendeva i suoi perimetri definitivi da oltre 6 anni. E' ora che le amministrazioni rispettino l'Accordo di Programma trovando un sito alternativo ad un luogo che non è idoneo ad ospitare servizi industriali che trattano rifiuti speciali e tossici.
E' bene ricordare che il disastro a detta del Comandante dei Vigili del Fuoco sembra essere di natura dolosa, speriamo quindi che le indagini identifichino prontamente il responsabile di questo crimine contro l'ambiente ed i cittadini romani, e che lo stralcio del sito Infernaccio dal programma di delocalizzazione non venga strumentalizzato ad arte: il sito Infernaccio è solo uno dei cinque siti preposti alla delocalizzazione e avrebbe dovuto comprendere 13 rottamatori, dove sono gli altri centri integrati per i restanti 116 rottamatori?